Documento Politico

Diritti in piazza

Manifesto

Chi siamo

Chi si cela dietro la Sigla LGBTQIAP+? Noi siamo Lesbiche, Gay, Bisessuali, Trans*, Queer, Intersex, Asessuali e Pansessuali; il + sta a significare che la nostra identità è in mutamento e non può essere racchiusa in qualcosa di fisso.
Di questo ampio gruppo noi siamo i privilegiati che possono permettersi di scrivere, di mostrarsi, assecondando la propria identità (pensiamo, per contrasto, a chi è in carcere, a chi vive in una famiglia, una scuola oppressiva, a chi non ha un lavoro o una casa); non ci arroghiamo il diritto di parlare per tutt*, ma siamo quell* che possono farlo e quindi cerchiamo di dare voce a quante più persone possibile. Siamo figl*, genitori, insegnanti, spazzin*, autist*, sex worker, vicin* di casa, rappresentanti, politici, precar* della ricerca, amministratori, student*, badanti…
Esattamente come quando arrivando in auto ad una rotonda ognuno di noi dà la precedenza, così ora è il nostro momento di sfilare. La voce che sentirete è la nostra, ci concediamo di passare per farci vedere e riconoscere. È questo il segreto di una società corale, cedere il passo di volta in volta ad ogni voce che la compone.    


Dove siamo

Non ci riconosciamo nella società ciseteropatriarcale in cui siamo immers*, ne immaginiamo una differente che pratichiamo nella quotidianità delle nostre vite. Vogliamo rifondare una società su nuovi principi egualitari. Proponiamo un nuovo contratto sociale basato sulla collaborazione, l’empatia e il mutuo appoggio. Un mondo che non sia pensato appositamente per un gruppuscolo di persone (ad oggi un umano maschio bianco, etero, cis, abile, trentacinquenne, ricco), ma che vada bene per tutt*, che sia flessibile, malleabile e adattabile. Un mondo, quindi, che sovverta questa idea/ideologia di umano che, intersecandosi con il capitalismo globale, alimenta anche l’attuale crisi climatica e la catastrofe ecologica, in quanto separa umani e natura, ponendo il primo su un piedistallo e la seconda “ai suoi piedi”, come mera risorsa da sfruttare o da estinguere. Non tutti gli esseri viventi sono afflitti dalla crisi climatica allo stesso modo e noi abitanti del mondo bianco e “occidentale” non approfittiamo di questa occasione per distruggere le barriere erette nelle ultime centinaia di anni, ma ci chiudiamo ancora di più nelle nostre fortezze. Si diffonde un populismo conservatore e reazionario che trova spazio in una società come quella odierna, che, d’altronde, considera ancora una “minoranza” le donne che sono numerose quanto gli uomini. Una società che rende invisibile – per un migliore sfruttamento – il lavoro di cura femminilizzato e razzializzato dal quale, tuttavia, essa stessa dipende. Quindi, in tanti casi, il nostro lavoro non è neanche riconosciuto come tale, non parliamo solo del lavoro di cura, ma anche del volontariato LGBT+ o del sex work, che non è regolato, quindi (come le lesbiche, l* bisessual*) per la società semplicemente non esiste come lavoro in quanto tale. Noi non vogliamo corrispondere a un’immagine delle persone della Sigla perfetta o irreprensibile, vogliamo vivere le nostre vite mescolandole a tutte le altre (umane e non umane), permettendoci anche di sbagliare. Vogliamo che tutte le variabili umane siano considerate paritarie. Siamo cittadin* di un mondo complesso in cui nessuno è solo un’etichetta; praticare una lotta intersezionale significa sapere che non esiste solo l’oppressione ciseteropatriarcale, ma anche quella razziale, di classe sociale, di abilità, di età e che le diverse forme di oppressione agiscono insieme, spostando le persone verso il margine. Cerchiamo di intrecciare le rivendicazioni e sciogliere i nodi di queste intersezioni individuandone le matrici strutturali per cambiarle. Noi siamo una molteplicità poliforme che non sarà assimilata perché è già dappertutto.

Diritti in piazza

Quest’anno portiamo in parata e in piazza i diritti. Diritti negati, ma che da sempre siamo riuscit* a conquistare. Perché mentre si definiscono altre priorità, noi siamo ancora cacciat* di casa, licenziat*, picchiat*, uccis*; abbiamo paura di raccontarci, mostrarci per come siamo, di esibire la nostra favolosità o la nostra mostruosità. Noi perdiamo il lavoro quando riusciamo ad affermare la nostra identità di genere; ci sono precluse alcune occupazioni per il nostro orientamento sessuale; non possiamo garantire ai nostri figl* i diritti dei figl* delle coppie etero; non possiamo raggiungere alcuni status perché non apparteniamo alla giusta classe sociale; non siamo nati nel Paese giusto; non abbiamo diritto di spostarci liberamente tra Stati a meno di non ricalcare un ideale di “richiedente”. Noi, ancora, non abbiamo diritto di essere come siamo. Non vogliamo più essere cacciat* da una toilette che qualcuno ha deciso non potessimo usare; non vogliamo più non poter votare perché i seggi elettorali sono divisi per genere; non vogliamo più che la nostra identità di genere sia una malattia; non vogliamo più essere schiacciat* da una società dominante e una scuola oppressiva che consuma risorse umane, non umane, vegetali, minerali; non vogliamo più che la guerra possa essere vista come una soluzione a qualsivoglia problema.

Oltre la piazza

Ci piacerebbe cambiare il mondo e sappiamo che per iniziare a farlo dobbiamo partire dai luoghi in cui viviamo, per questo riteniamo prioritario:

dotarsi di un “registro di genere” simile a quello appena approvato dal Comune di Milano che tuteli le persone trans*;

proseguire lungo la strada tracciata dall’adesione alla rete Ready da parte del comune di Lecco, auspicando che altri comuni della provincia possano seguirne l’esempio;

seguire il percorso tracciato dal sopra citato progetto anche nella formazione costante del personale scolastico di tutti i gradi e indirizzi di studio;

prevedere lezioni di educazione affettiva e sessuale nelle scuole di qualsiasi grado;

avere una sede fisica negli spazi della Città per le associazioni che si occupano delle tematiche LGBT+, che possa essere anche spazio aggregativo, di formazione, informazione e socialità;

provvedere all’effettiva apertura e funzionamento dello sportello salute per tutte le malattie sessualmente trasmissibili, includendo anche un costante lavoro di prevenzione sul territorio, come previsto dal PIL (Progetto Integrato Locale);


creare una rete di supporto temporaneo rivolta alle persone della Sigla che si trovassero ad affrontare un’emergenza abitativa, discriminatoria sul luogo di lavoro, di violenza in famiglia o di altro tipo;

destinare degli spazi pubblici e delle attività gratuite volte al benessere psicologico della cittadinanza tutta, in modo particolare per i giovani;

avviare una seria riflessione che, a partire da un confronto privilegiato con le organizzazioni sindacali, coinvolga l’intera cittadinanza rilanciando anche l’Accordo sulle molestie e la violenza nei luoghi di lavoro sottoscritto da tutte le parti sociali del territorio nell’aprile 2018.

Grazie a:
Antonia Caruso per aver scritto LGBTQIAP+; Paul B Preciado di esistere; bell hooks per averci insegnato a trasgredire dal marginePorpora Marcasciano e Monica J Romano per le lotte istituzionali e non; Nancy Fraser per la parte sul lavoro; Catriona Sandilands per l’ecologia queer; al The care collective per la cura.

Documento politico

Come ogni anno parliamo di diritti e di libertà.
Per il Diritto non esiste chi viene prima e chi dopo e magari chi mai. Per il Diritto esistono l’equità e la giustizia che devono essere garantite e preservate da chi se ne occupa.
Troppo spesso, rappresentanti di alcune posizioni politiche o di certe credenze religiose, ritengono sia giusto negare ad altr* il riconoscimento dei diritti, come se l’estensione di alcuni diritti sminuisca il valore di chi già possiede quegli stessi diritti (questo si chiama privilegio).
La negazione dei diritti fondamentali genera ingiustizia sociale e crea disuguaglianze, per questo sosteniamo un’idea di società laica, rispettosa e che non imponga le proprie credenze utilizzandole come arma politica per discriminare.
L’articolo 3 della nostra Costituzione, nata dalla Resistenza e dalla lotta antifascista, non si limita a garantire questi diritti, ma va ben oltre:

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese

Chiediamo al Parlamento italiano di approvare una legge che tuteli ogni cittadin* da quelli che devono essere considerati reati d’odio, di condannare chi istiga o compie reati determinati da motivi d’odio verso le caratteristiche specifiche della persona. Teoricamente abbiamo una legge che protegge le persone vittime di discriminazioni per motivi razziali, etnici o religiosi, aggiungiamo anche il genere, l’identità di genere, l’orientamento sessuale e la disabilità.
Chiediamo che vengano garantiti i diritti non solo della propria sfera individuale ma anche della propria sfera sociale e familiare nelle libere e diverse modalità con cui ciascuno sceglie di esistere.
Siamo cittadin* di un mondo complesso in cui nessuno è solo un’etichetta, per questo pratichiamo una lotta intersezionale: sappiamo che non esiste solo l’oppressione ciseteropatriarcale, ma anche quella razziale, di classe, di abilità, di età e, soprattutto, riconosciamo la simultaneità con cui le diverse forme di oppressione si intersecano – rinforzando la dose di marginalizzazione – nell’esperienza di ciascun* e, al contempo, cerchiamo di sciogliere i nodi di queste intersezioni individuandone le matrici strutturali.
Vogliamo che tutte le variabili umane siano considerate paritarie. Diversità negli orientamenti sessuali, nell’identità di genere, di classe sociale, di abilità, di neurotipicità, di forma e di colore dei nostri corpi.


i nostri corpi

Noi persone trans* e intersex, noi persone nere, marroni, gialle, disabili, vecchie, basse, grasse, migranti, siamo ancora discriminate per il nostro stesso esistere. Noi donne ancora subiamo violenze sistematiche, senza neanche essere una minoranza! Ma noi viviamo i nostri corpi e ne siamo orgoglios*. Non è più concepibile che si possa intervenire chirurgicamente su neonati perché la società ha bisogno di non avere “genitali ambigui”, che si possa perdere il lavoro per aver affermato il proprio genere e che per farlo siano necessari “professionisti medici”. Nessuno può dirci ciò che siamo. Denunciamo l’omofobia, la misoginia, il razzismo, la xenofobia, l’abilismo e il classismo; chiediamo di garantire il diritto di asilo previsto dalla convenzione di Ginevra sui rifugiati e dalla Costituzione italiana, cancellando le norme restrittive imposte dagli ultimi governi e garantendo accesso ai diritti a tutt* coloro che fuggono da ogni forma di violenza e persecuzione spesso causate dall’essere parte della comunità LGBT+ o neurodivergente o pover* o donna o tutte queste cose insieme. Ci opponiamo alla strumentalizzazione della violenza di genere in chiave razzista, securitaria e nazionalista e richiediamo l’effettivo accesso alle procedure e il riconoscimento della protezione internazionale per le persone che si sottraggono a ogni forma di violenza. Chiediamo sia data piena applicazione alla Convenzione di Istanbul, sottoscritta dal governo italiano nel 2013, superando il divario esistente tra sottoscrizione formale e piena attuazione dei principi in essa enunciati riguardo alla prevenzione, protezione e sostegno delle vittime. Denunciamo contemporaneamente una cultura sociale, politica e giuridica che mette in atto operazioni di stigmatizzazione e colpevolizzazione delle donne coinvolte in casi di violenza. Promuoviamo il lavoro e la rete dei Centri Antiviolenza e ci impegniamo affinché siano correttamente finanziati per i servizi di protezione e supporto alle donne sopravvissute e ai loro figl*, coinvolgendo i soggetti istituzionali che li finanziano e li supportano nonché i diversi soggetti dell’associazionismo femminile. Chiediamo che la violenza assistita (quella subita da minori testimoni di violenza domestica) sia definita reato come raccomandato dal Consiglio Europeo per due volte dal 2010. Ci impegniamo a stringere alleanze con i servizi antiviolenza presenti sul territorio lecchese. In nessun caso la colpa è di chi subisce. Chiediamo il riconoscimento del diritto di modificare il nome e il genere sull’atto di nascita e sui documenti di identità senza una rettifica del sesso; la fornitura gratuita delle terapie ormonali e degli interventi chirurgici per le persone trans*. Non ammettiamo più interventi chirurgici su minori che abbiano lo scopo di omologare il sesso delle persone intersex a uno dei due sessi “binari”. Il binarismo non esiste, siamo una splendida palette di corpi diversi, a questo educheremo i nostri discendenti.

le nostre famiglie

Noi siamo figl*, genitori, fratelli, sorelle, nonn*, zii e zie, parenti acquisiti, figl* adottiv*, secondi padri e seconde madri; siamo famiglie con rami intricati dell’albero genealogico, abbiamo due mamme, una sola, due papà, più di due genitori; noi siamo tutte le casistiche e l’unico nostro problema è lo stigma sociale e il mancato riconoscimento, legale e sociale, delle nostre famiglie.
Chiediamo di poter riconoscere * nostr* figl* a prescindere dal legame genetico che ci lega; il libero accesso all’istituto di adozione da parte di singole persone o coppie che ad oggi ne sono escluse, nonché alle tecniche di procreazione assistita e alla gestazione per altri.
Il mancato riconoscimento delle nostre famiglie non rende più semplice (paradossalmente) la scelta di non avere figl*. Siamo egoist* quando scegliamo di formare una famiglia e lo siamo anche quando scegliamo di non farlo?
Constatiamo nella nostra esperienza che la legge 194/78 non è applicata correttamente e uniformemente, per cui il diritto all’aborto non è assicurato sulla totalità del territorio nazionale (grazie obiettori di coscienza). Chiediamo una riformulazione della legge capace di superare le attuali difficoltà che una persona incontra quando sceglie di abortire e promuoviamo la deospedalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza incrementando l’utilizzo delle pillole abortive, senza dimenticare le campagne educative alla contraccezione; ma soprattutto chiediamo il rispetto sociale delle scelte non riproduttive.


i nostri lavori

La crisi economica causata dalla pandemia da Covid-19 che ancora sta attraversando il pianeta, le incertezze dovute al conflitto in Ucraina, le conseguenti difficoltà negli approvvigionamenti delle materie prime e il forte rincaro dei costi energetici, determinano un brusco rallentamento nella ripresa e hanno pesantemente indebolito il tessuto economico della nostra provincia. La forte contrazione dei posti di lavoro e le incertezze di tempi e modi di ripresa stanno accentuando le disuguaglianze sociali e la precarietà nei rapporti, incidendo ancora una volta negativamente sulla sfera delle pari opportunità e della lotta alle discriminazioni. Il mondo conservatore e reazionario tende a sfruttare il momento di crisi salariale ed occupazionale per riproporre una divisione tra diritti (prima quelli economici e dopo quelli civili): tale operazione, oltre che ingiusta, è anche demagogica: spesso le fasce più sfruttate del mondo del lavoro coincidono con situazioni di diversità di razza e/o di genere, mentre la storia dello stesso movimento sindacale ci ha insegnato che le condizioni di lavoratrici e lavoratori migliorano quando non vengono accettati ricatti e divisioni. Rispetto alla ricomposizione del mondo del lavoro occorre ribadire che anche il lavoro sessuale è lavoro: come in ogni forma di lavoro siamo contrar* ad ogni forma di sfruttamento e/o di tratta ma, al di fuori di queste ipotesi, il lavoro sessuale deve essere fatto uscire dalla clandestinità e riconosciuto, così da consentire la piena autodeterminazione de* sex worker.
Il mondo del lavoro rappresenta ancora un mondo chiuso dove spesso le persone LGBT+  non sono libere di esprimere la propria identità e dove non hanno la possibilità di accedere agli stessi diritti e opportunità.
Nel mondo delle aziende (pubbliche e private) c’è poca sensibilità ai temi LGBT+; ad esempio è necessario tutelare la libertà di una persona di frequentare servizi igienici o spogliatoi in cui si sente meglio.
La normativa sul lavoro è ancora molto arretrata per quanto riguarda il riconoscimento delle persone LGBT+ e del loro accesso ed esigibilità di alcuni diritti come per esempio l’accesso ai congedi parentali e alla legge 104. Anche la figura del Diversity Manager in Italia, e nel territorio Lecchese, non è ancora riuscita a diventare una pratica sostenuta.
Alcune importanti sentenze nazionali stanno iniziando a intervenire nel riconoscimento del diritto alle differenze punendo seriamente comportamenti oltraggiosi e di mobbing subiti, ma il percorso culturale e di sensibilizzazione sul nostro territorio è ancora lungo.
Riteniamo fondamentale avviare una seria riflessione che, a partire da un confronto privilegiato con le organizzazioni sindacali,  coinvolga l’intera cittadinanza. Promuoviamo politiche atte a contrastare la disparità salariale di genere e orientamento, le molestie e le violenze nei luoghi di lavoro e chiediamo interventi a sostegno della maternità e della genitorialità condivisa.
Vogliamo rilanciare l’Accordo sulle molestie e la violenza nei luoghi di lavoro sottoscritto da tutte le parti sociali del territorio nell’aprile 2018.


le nostre scuole

Il mondo educativo e l’istituzione scolastica perseguono l’obiettivo di sviluppare ne* student* le potenzialità e le caratteristiche individuali, mantenendo al centro la valorizzazione delle differenze. La scuola deve rispondere alla raccomandazione europea relativa alle “competenze di cittadinanza attiva”, quindi ha l’obbligo di formare de* student* capaci di valorizzare e rispettare le differenze di tutte le variabili umane e non umane.
Chiediamo che vengano eseguite percorsi di educazione all’affettività e alla sessualità, di educazione di genere e prevenzione della violenza in tutti i gradi di istruzione, promuovendo attività che assecondino il processo evolutivo proprio di ogni età.
Riteniamo fondamentale per la prevenzione della violenza di genere, di hate speech e qualsiasi altro tipo di discriminazione un ampio cambiamento nell’educazione e la formazione attuali. Questo dovrà essere improntato al riconoscimento e smantellamento degli stereotipi di genere – spesso interiorizzati –, in primis di insegnanti ed educator*.
Proponiamo un sostegno a famiglie e scuole volto a formare tutte le personalità che si relazionano alle/gli student* in modo da poter assicurare nel contesto familiare e scolastico tutto il supporto necessario allo sviluppo delle varie identità individuali, senza che alcun* rimanga schiacciato da dinamiche di potere oppressive.
Condanniamo qualsivoglia discriminazione scolastica e promuoviamo un modello collaborativo e non competitivo di valutazione.
Vogliamo abolire la separazione di genere nei bagni o in qualsiasi attività scolastica (mai più calcio maschile e pallavolo femminile per favore) e far crollare la leggendaria battaglia maschi contro femmine promuovendo un contesto collaborativo in ogni ambito. Chiediamo l’attivazione delle carriere alias in tutti gli istituti della provincia.


noi animali umani

Vogliamo prendere sul serio il riferimento alla natura simboleggiato dal colore verde della bandiera rainbow e sostenere la necessità di dargli un nuovo, pieno, significato durante la catastrofe ecologica che stiamo vivendo e che noi umani abbiamo causato.
L’attuale crisi ecologica è alimentata da un’idea di natura come risorsa da sfruttare per il profitto e che pone l’essere umano sopra gli altri viventi ed esterno agli equilibri dell’ecosistema. Vogliamo sovvertire questa visione per creare una nuova modalità di relazione tra animali, animali umani, vegetali e minerali, che sia improntata al rispetto, alla simbiosi e alla coevoluzione e capace di cogliere la varietà multiforme della natura, insomma, un’ecologia queer.
Dimoriamo in un mondo simbiotico.
A tal fine crediamo che le nostre azioni abbiano un peso e possano incidere su questo cambio di paradigma sia singolarmente sia collettivamente diventando manifestAzione.
Dalle piazze facciamo partire l’onda che spinga le istituzioni a tradurre le richieste di giustizia ambientale in quotidianità per concretizzare il cambiamento nella e della società.
Per questo sottoscriviamo e appoggiamo le iniziative di Fridays For Future locali per politiche di contrasto al cambiamento climatico. Inoltre, sosteniamo una trasformazione di Lecco che sia improntata alla rigenerazione urbana, reinventando l’uso degli spazi esistenti per fermare il consumo di suolo, riprogettando i territori, integrando interessi e opportunità di tutti i soggetti della comunità coinvolti in questo fare città, verde e blu compreso.

Per tutte queste nostre libertà, oggi scendiamo in piazza.


Grazie a tutte le realtà che hanno collaborato nella stesura del documento:
Agedo Como Lecco • Anpi Lecco • Cgil Leccco • Conferenza donne Democratiche Lecco • il Grande Colibri • La goccia Lecco • Lgbt+ Renzo e Lucio Lecco • Telefono Donna Lecco • Unione degli Studenti Lecco.