Documento Politico 2026

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L’indifferenza è una malattia, una piaga che si diffonde e corrode l’anima.
È rifiuto di vedere, di sentire, di capire.
È il silenzio complice di fronte all’ingiustizia, alla violenza, alla sofferenza.
L’indifferenza è la più grande minaccia per la nostra società, perché è la negazione della
nostra umanità”
Primo Levi


Siamo persone che da sempre si battono per la propria dignità e per vedere riconosciuti i propri
diritti, superando barriere, pregiudizi e stigma che a volte sembrano mai domiti. Lottiamo
pacificamente ma con determinazione, consapevoli che i nostri strumenti di lotta sono la razionalità,
il dialogo e il confronto, all’interno di un contesto democratico garantito dalla nostra Costituzione,
che regola e assicura diritti eguali e promozione delle diverse identità e differenze: un contesto
democratico che si fonda sui valori nati dalla Lotta di Liberazione e dalla Resistenza e che ha, dopo
le tragedie della Seconda Guerra Mondiale, come valore assoluto il rispetto dei diritti umani, la
promozione e salvaguardia della pace, la promozione del Diritto Internazionale come strumento per
gestire i conflitti e garantire l’autodeterminazione dei popoli. Inoltre, la nostra storia come comunità
LGBTQIA+, nata dall’unione di esperienze e discriminazioni diverse, ci porta, con spirito
intersezionale e umanista, a fare nostre tutte le battaglie di chi è discriminato.

Abbiamo sempre creduto che, pur con tante limitazioni, superabili e migliorabili, si poteva
immaginare un mondo più giusto basato sul rispetto della libertà e della dignità umana, in una
convivenza pacifica dei popoli. Guardandoci intorno sappiamo che questo non è più cosí: stanno
sempre più sorgendo intorno a noi visioni del mondo in totale contrasto con la nostra.
Si affermano nuovi nazionalismi e si combatte apertamente il diritto internazionale. La pace non
viene più riconosciuta come valore fondamentale ma sostituita da logiche politiche, ideologiche e
religiose dove il più forte deliberatamente schiaccia il più debole, la guerra viene vista come
strumento di risoluzione naturale dei conflitti, alle persone viene tolta lo loro dignità o la loro identità
viene negata.

Nello stesso tempo si chiudono gli occhi verso realtà considerate scomode, si tace di fronte alla
continua disumanizzazione di persone e popoli, si fa finta di non sentire il grido disperato di
un’umanità morente e si criminalizza il dissenso di chi cerca di opporsi a logiche imperialiste e
dominanti.
Vediamo il proliferare di visioni ideologiche e non scientifiche che minano i processi di salvaguardia
del nostro pianeta. Le politiche green vengono pian piano sostituite da semplice apparenza: per far
finta che tutto cambi mentre niente cambia davvero. E così anche il nostro futuro, il futuro dei nostri
giovani, si riempie di problemi irrisolti e terribili menzogne.
Di fronte a tutto ciò dovremmo preoccuparci, interrogarci, cercare di capire e agire. E invece
quotidianamente pare che quanto stia accadendo non ci tocchi: giriamo lo sguardo altrove,
rimaniamo in silenzio, ci tappiamo le orecchie e viviamo nell’illusione che il mondo, quello fuori dalla
nostra piccola bolla di “realtà”, non ci riguardi.
Ci rifugiamo nella nostra comoda e confortevole indifferenza.

Quello che siamo qui per dire è che un modo migliore di questo è possibile. Un modo migliore per
affrontare l’abisso della nostra modernità. Vigili, non distratti. Rumorosi, non silenziosi. Ad occhi
aperti, non chiusi. Speranzosi, non cinici.
Solo così possiamo immaginare un mondo diverso. Un mondo migliore. Perché sì, un mondo
migliore è possibile.
Vogliamo continuare a sentire le voci di chi soffre per la sua situazione e di chi lotta per cambiare e
migliorare la propria ed altrui vita: le voci di popolazioni che subiscono guerre decise da altri, dai
potenti della terra, che subiscono distruzione, morte, devastazione delle loro famiglie e dei loro
territori. Sentiamo il loro urlo disperato contro la devastazione e disumanizzazione della guerra che
cancella la loro esistenza.
Sentiamo la voce di persone invase da altre nazioni per affermare la loro potenza o predare le loro
risorse, voci di chi subisce da anni un sistema di segregazione razziale e discriminazione
istituzionale, il grido di chi ha subito un genocidio, di chi non ha ancora pace e vede all’orizzonte i
signori della guerra, i signori della distruzione che ora vogliono spartirsi le loro terre per speculare
sulla tragedia che loro stessi hanno finanziato.
Sentiamo la sofferenza di intere popolazioni che vivono da anni conflitti interni, guerre fratricide
alimentate da visioni ideologiche e/o religiose. Allo stesso tempo sentiamo sempre maggiori attacchi
deliberati ad un linguaggio rispettoso delle differenti identità con una continua colpevolizzazione
della cultura che mira all’inclusione, la nostra cultura, quasi che fosse invece un valore escludere,
ignorare, discriminare ed insultare: questo si, può essere considerato un vero e proprio mondo al
contrario.
Sentiamo il lamento di popoli che vivono conflitti etnici sostenuti e finanziati dalle nazioni potenti che
da troppo tempo hanno colonizzato e vogliono continuare a colonizzare e deturpare i loro territori e
le loro risorse. Migliaia di persone costrette, per poter sopravvivere, a fuggire dalle loro terre per
cercare un futuro di pace, persone che continuano a subire regimi totalitari che tolgono loro libertà,
dignità ed autodeterminazione.
Sentiamo le storie delle persone migranti, che dopo essere fuggiti dalle loro terre, vivono situazioni
disumane in veri propri campi di detenzione prima di poter rischiare un viaggio della speranza.
Sentiamo i racconti delle persone che hanno deciso volontariamente di salvare le vite umane nei
nostri mari e che vengono quotidianamente ostacolate nel loro impegno da leggi assurde che
limitano la loro azione.

Vogliamo continuare ad ascoltare le voci di chi ha perso la vita in mare, nel nostro mare, perché
ormai non fanno più notizia, perché dobbiamo tacere la nostra coscienza e continuare ad alimentare
la paura del diverso per propaganda politica: sentire questa voce, difendere la dignità delle persone
migranti, ormai, non paga politicamente da nessuna parte, purtroppo.
Sentiamo le voci di tante persone giovani che non riescono a trovare spazio nel mercato del lavoro
e se lo trovano è solo per essere sfruttate. Le voci di persone che patiscono salari da fame e che
sono al limite della povertà e della sopravvivenza quotidiana. Quale futuro stiamo dando alle persone
giovani, completamente ignorate dalle politiche di questo governo?
Sentiamo anche intorno a noi, alla nostra comunità LGBTQIA+, vecchie e nuove voci di contrasto
ed avversione. A livello internazionale assistiamo alla soppressione di leggi che ci tutelano anche in
paesi che avevano fatto passi avanti ed ora, con i nuovi governi conservatori e totalitari, si ritorna ad
attaccare le nostre identità e le nostre esistenze: siamo sempre il capro espiatorio da additare per
soli scopi politici.

Sentiamo le voci delle persone trans* e non-binary, la cui mera esistenza è messa in discussione,
la cui vita è messa in pericolo, ogni giorno. Sentiamo, durante il “Transgender Day of
Remembrance”, i nomi di centinaia di persone trans, soprattutto di donne trans, uccise ogni anno
nelle strade di questo paese, nelle case e negli ospedali: luoghi in cui le vite trans* vengono ignorate,
maltrattate ed infine assassinate ogni giorno. Così come rimane ignorato il diritto delle lavoratrici e
dei lavoratori del sesso a vedere riconosciuto il loro lavoro alla luce del sole, con piena parità di diritti
e di doveri, sottraendole/i allo stigma ed ai rischi derivanti dall’illegalità.
Di fronte a tutto questo, purtroppo però sentire, ascoltare, provare empatia per l’altrə pare essere
diventato un tabù, una cosa da contrastare o addirittura un peccato, per alcune visioni religiose
integraliste.

Stiamo correndo il rischio di vivere tutto con una costante indifferenza, di abituarci a tutto, alle guerre,
alle ingiustizie. Ad una vita senza speranza.
Oppure ci arrabbiamo per ogni cosa e tutto diviene una lotta un contrasto e scoppia la rabbia contro
tutto e tuttə. Corriamo il rischio di vivere in bolle chiuse che non sanno guardare oltre e non vedono
l’altrə. Bolle che non sanno ascoltare voci diverse dalla propria, che guardano l’altrə come ostacolo
e non come opportunità.
Non vogliamo fare parte dell’indifferenza, della zona grigia, non vogliamo girare la testa dell’altra
parte, chiudere gli occhi, tacere il grido di chi soffre, perdere la speranza.
Il nostro Pride quest’anno vuole essere uno spazio in cui insieme cerchiamo di dare voce alle
ingiustizie, ascoltare le sofferenze per provare a continuare ad immaginare un mondo migliore,
consapevoli che da soli contiamo poco, ma insieme possiamo provocare cambiamenti. Troppo
spesso ci stiamo abituando alle ingiustizie, al silenzio, alla colpevolizzazione di chi chiede umanità
e buon senso. Ma noi non possiamo girare lo sguardo altrove e con il nostro Pride vogliamo alzare
con forza la nostra voce.

UN ALTRO MONDO È POSSIBILE
“Molti di noi amano chiedersi: ‘Cosa farei se fossi vivo durante la schiavitù? O l’apartheid?
Cosa farei se il mio paese stesse commettendo un genocidio?’
La risposta è: lo stai facendo. Proprio adesso“
Aaron Bushnell

  1. Chiediamo con determinazione che si abbandonino politiche e comportamenti dove
    prevalgono logiche di destabilizzazione e caos internazionali che si basano sulla logica del più
    forte, sul disprezzo del diritto internazionale, sul disprezzo dei diritti umani e sulla guerra come
    risoluzione dei conflitti internazionali, come ci ricorda l’articolo 11 della nostra Costituzione. La
    Pace, quella giusta, è il valore fondamentale della convivenza fra i popoli.
  2. Chiediamo che ci sia rispetto della Carta delle Nazioni Unite e la Dichiarazione Universale
    dei Diritti Umani. Chiediamo alle Nazioni Unite di essere con maggior concretezza organo di
    controllo del rispetto dell’integrità umana, andando oltre l’ormai superato diritto di veto per i
    cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza.
  3. Chiediamo la fine delle guerre, tutte. La fine dell’aggressione all’Ucraina da parte della
    Russia, la fine dell’aggressione all’Iran da parte di Usa e Israele. La fine della distruzione di Gaza
    e dell’occupazione da parte di Israele e Usa, la fine di atti “ commessi con l’intento di distruggere,
    in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico razziale o religioso” (art.2 della Convenzione delle
    Nazione Unite). L’apertura delle frontiere e il libero accesso a tutti gli aiuti umanitari: un popolo
    non si distrugge solo con le bombe, ma anche con la fame, con la sete e con la malattia.
    Auspichiamo dunque il ritorno della pace a Gaza, senza più armi e violenza da entrambe le parti
    in conflitto. Chiediamo la fine dell’occupazione e dell’apartheid da parte di Israele nella
    Cisgiordania e auspichiamo il ritorno alla pace in Libano. Chiediamo al Governo italiano di
    riconoscere lo stato di Palestina e di non riconoscere in alcun modo il “Board of Peace”, che mira
    a destituire il diritto internazionale e per sostituirlo con la logica del più forte. Chiediamo la revoca
    del blocco attuato dagli Stati Uniti nei confronti di Cuba, che sta uccidendo lentamente e
    silenziosamente un popolo.
  4. Chiediamo di pensare unicamente ad una logica di pace, non di aumento degli armamenti. Il
    futuro del mondo intero può essere garantito solo dalla determinata ed ostinata voglia di ripudiare
    la guerra come risoluzione dei conflitti internazionali.
  5. Come sancisce la nostra Costituzione, (art. 70, 92 e 101) chiediamo l’indipendenza e
    l’autonomia tra i poteri dello Stato in una logica di profondo rispetto ed equilibrio allontanando
    ogni forma o tentazione di accentramento dei poteri.
  6. Chiediamo una politica che sappia fare scelte coraggiose sulla tutela dell’ambiente, non
    possiamo continuare a distruggerlo e consegnare alle generazioni future tutti i problemi del
    cambiamento climatico in atto. Non possiamo tollerare che vi siano ancora ideologie
    negazioniste, leader nazionali ed internazionali che si fanno beffa di quanto sta accadendo,
    chiudendo gli occhi ed attaccando e criminalizzando coloro che si occupano di difendere il nostro
    pianeta

UN ALTRO MODO È POSSIBILE
La nostra Costituzione impegna a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano
di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e
l’effettiva partecipazione di tuttə i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del
Paese” ( art.3 della Costituzione Italiana)

  1. Chiediamo che venga garantita nel nostro Paese la possibilità di dissentire senza dover subire
    censure ideologiche o maggioritarie, senza dover rischiare aggressioni o restrizioni quando si
    manifesta pacificamente. La democrazia vive di confronto, non chiude le bocche, non ostacola
    la libertà di chi non è d’accordo.
  2. Chiediamo il riconoscimento del matrimonio egualitario ed il superamento della Legge sulle
    Unioni Civili per garantire parità ed equità a tuttə i componenti di tuttə le famiglie.
  3. Chiediamo l’abrogazione della legge Varchi che estende la perseguibilità della Gestazione
    per Altri anche a chi l’attua all’estero, criminalizza le famiglie e le coppie e stigmatizza i loro figliə.
  4. Chiediamo che vengano cancellate le politiche discriminatorie e disumane nei confronti delle
    persone migranti, non ultimo il “Patto Europeo su migrazione e asilo”, in vigore da giugno 2026,
    che non solo permetterà la deportazione di migranti in “paesi sicuri”, ma accelererà le procedure,
    il che porterà inevitabilmente ad un restringimento del diritto alla difesa a sostegno delle richieste
    di asilo. Non possiamo accettare logiche disumane nei confronti delle persone che sono costrette
    a fuggire dai loro paesi sia per sfuggire a guerre o povertà che noi, paesi colonizzatori, abbiamo
    per troppo tempo deturpato e sfruttato.
  5. Chiediamo la chiusura di tutti i centri per migranti sia che siano in territorio italiano sia che
    siano in Paesi terzi. Essi non sono mai stati strutture di accoglienza ma solamente assurdi e
    disumani campi di detenzione, costruiti in una logica di deportazione che ripudiamo con forza.
  6. Chiediamo regole nuove che si occupino di salvare le vite delle persone in mare, che non
    criminalizzano chi cerca di salvare le loro esistenze, che non ostacolino il loro lavoro. Nel
    Mediterraneo troppe persone muoiono nel silenzio più totale, nell’indifferenza generale,
    purtroppo con la complicità di vergognosi politici che fanno di questo tema uno strumento per
    guadagnare voti e nascondere la loro incapacità di risolvere problemi.
  7. Chiediamo l’abbandono delle logiche politiche e ideologiche che nel nostro Paese limitano i
    diritti delle persone trans cercando di bloccare la loro affermazione individuale. Chiediamo con
    fermezza la fine di una logica che tende a sovraccaricare di impedimenti burocratici e normativi
    l’accesso alle persone trans a farmaci che sono indispensabili per la loro sopravvivenza.
  8. Chiediamo La riforma della Legge 164/1982 per le persone trans per garantire l’accesso alle
    cure sanitarie di affermazione di genere, compresa la terapia ormonale, l’accesso a farmaci per
    bambini ed adolescenti rispettando la loro autoderminazione. Chiediamo anche alle realtà locali,
    al personale scolastico e sanitario del territorio, di promuovere la formazione e la
    sensibilizzazione sulla identità di genere e le questioni trans, per combattere la discriminazione
    e la violenza e garantire l’accesso al lavoro
  9. Chiediamo la libertà ed il rispetto dell’autonomia scolastica in merito alla possibilità di creare
    Carriere Alias per permettere ad ogni studente di usare il proprio nome di elezione, per garantire
    ogni singola individualità ed identità.
  10. Chiediamo il riconoscimento formale delle identità non-binary da parte di tutti i livelli
    governativi e burocratici e l’utilizzo prioritario di formule neutre e del linguaggio inclusivo.
  11. Chiediamo il diritto all’integrità fisica delle persone intersessuali, nate con caratteristiche
    sessuali che non rientrano nelle definizioni tipiche di maschio o femmina, diciamo con forza no
    ad interventi chirurgici sui corpi di bambini/e se non salvavita, . Chiediamo il rispetto della loro
    autodeterminazione, l’accesso a cure sanitarie adeguate e rispettose, unite alla formazione dei
    professionisti sanitari sulle questioni intersessuali.
  12. Chiediamo con determinazione che la piena parità dei generi possa essere raggiunta, sia
    attraverso dalle leggi che tutelano le donne, sia con l’abbattimento collettivo di tutte le strutture
    dominanti del patriarcato. Per questo ribadiamo quanto sia importante l’educazione nelle scuole
    al rispetto ed in modo particolare al consenso. Non bastano leggi punitive aggravanti, serve una
    nuova cultura che abbatta stereotipi di genere, discriminazione in tutti gli ambiti del vivere sociale.
    Serve rispetto per la libertà e l’autodeterminazione delle donne e tutela per tutte le scelte che
    riguardano il loro corpo. Non possiamo tollerare alcun passo indietro su questo fronte.
  13. Chiediamo che si operi seriamente per i diritti delle persone giovani, completamente assenti
    dalle politiche di questo governo, e che esso si occupi della promozione dei loro diritti invece che
    limitarsi a reprimere le loro libertà di scelta, la loro libertà d’azione e il loro dissenso.
  14. Chiediamo l’educazione sessuale ed affettiva nelle scuole di ogni ordine e grado, senza
    limitazioni, senza consensi scritti dei genitori che mirano solo ad ostacolare ogni iniziativa in
    merito a questi temi. Una scuola autonoma e libera è l’unica garanzia che permette di far
    crescere cittadinə rispettosə e rispettatə.
  15. Chiediamo la possibilità anche per i minori di accedere sia ai servizi di prevenzione e cura
    delle infezioni a trasmissione sessuale sia ad un’educazione e un’informazione sulle infezioni a
    trasmissione sessuale libere da vincoli retrogradi e bigotti.
  16. Chiediamo a tutte le istituzioni, regionali, provinciali e locali di continuare a pensare e mettere
    in atto politiche preventive contro ogni forma di discriminazione, in particolare di origine,
    omotransfobica, razziale e di genere. Chiediamo percorsi formativi per il personale sanitario ed
    amministrativo locale, per il personale delle polizie statali e locali e del personale docente ed
    ATA della scuola, perché sappiano aumentare la consapevolezza di ogni forma di
    discriminazione personale nelle proprie istituzioni per poter mettere in atto reali cambiamenti
    positivi su queste tematiche.
  17. Ai comuni della nostra provincia chiediamo l’adesione alla Rete ReAdy per generare
    attenzione a politiche di contrasto contro l’omobilesboitranfobia.
  18. Chiediamo, come sancito dalla carta costituzionale, la tutela dell’altro in quanto persona
    umana soggetto di diritto nella sua autenticità, nella libertà di espressione di pieno sviluppo senza
    limitazioni legate a condizioni di genere; lo sviluppo di un protocollo attivo che sia modello che
    avvii un percorso di buone prassi nel declinare all’interno della quotidianità tale diritto.
  19. Chiediamo il pieno rispetto delle normative vigenti in materia di parità di trattamento e
    retribuzione, che prevedono, a parità di mansioni e livello contrattuale, l’applicazione delle
    medesime condizioni economiche indipendentemente dal genere, dall’origine o dal colore della
    pelle. Denunciamo come tali principi siano ancora oggi disattesi, con discriminazioni che
    colpiscono in particolare le donne e le persone migranti, e riteniamo indispensabile rafforzare i
    sistemi di controllo e vigilanza, prevedendo sanzioni efficaci nei confronti di chi non applica
    correttamente le norme.
    Siamo, anzi vogliamo essere, persone che guardano al mondo con occhi umani, che sanno
    ascoltare il grido di chi soffre o muore o è in difficoltà. Vogliamo continuare ad essere persone
    che usano la loro voce per denunciare quello che non va bene, per denunciare la disumanità di
    alcune azioni, l’impavida indifferenza colpevole, la brutale incapacità di non saper imparare dalla
    storia.
    Per questo facciamo il Pride a Lecco, per alzare la testa e chiedere giustizia ed umanità, non
    solo per noi ma per ogni persona.

Volontar* Lecco Pride
Anpi Lecco
Arci Lecco-Sondrio
Arci La.Loco Osnago
Cgil Lecco
Circolo Arci Spazio Condiviso Calolziocorte
Telefono Donna Lecco
UN ALTRO MO(N)DO E’ POSSIBILE