Documento Politico

"Questo Pride s'ha da fare"

QUESTO PRIDE S’HA DA FARE PER SOSTENERE I DIRITTI

Ogni persona è unica e irripetibile e a tuttə devono essere garantite la parità e dignità perché, pur essendo diversə, dobbiamo essere tuttə ugualə di fronte ai diritti e ai doveri dello Stato. 

Per il diritto non esiste chi viene prima e chi dopo e magari chi mai. Per il diritto esistono l’equità e la giustizia che devono essere garantite e preservate da chi si deve occupare della funzione legislativa nel nostro paese.

Troppo spesso, rappresentanti di alcune posizioni politiche o di certe credenze religiose, ritengono sia giusto negare ad altrə il riconoscimento dei diritti. Sono possessori di diritti e credono che solo a essə debbano essere riservati. Un diritto concesso ad alcunə e allargato ad altrə non genera ingiustizie o sminuisce il valore di chi già lo possiede. Invece un diritto di alcunə che viene negato ad altrə genera solo ingiustizia e crea disuguaglianze. Per questo sosteniamo un’idea di società laica, rispettosa e che non imponga a nessuno le proprie credenze utilizzandole come arma politica per discriminare. Crediamo che i diritti di chi vive nel nostro paese non debbano subire distinzioni relative al colore della pelle, alla provenienza o all’origine, all’orientamento sessuale o all’identità di genere, al proprio credere, alle condizioni personali o sociali. L’articolo 3 della nostra Costituzione garantisce tutto ciò ed è fondamento del nostro vivere civile, come lo è la Costituzione Italiana, nata dalla resistenza e dalla lotta antifascista.

A maggior ragione, chiediamo al Parlamento italiano di approvare il disegno di legge Zan che tutela maggiormente ogni cittadinə da quelli che devono essere considerati reati d’odio. Condannare chi istiga o compie reati determinati solo per motivi d’odio verso le caratteristiche specifiche della persona è un atto di civiltà che non può più essere rimandato o eluso. Esiste già una legge che tutela e protegge chi subisce violenze e discriminazioni per motivi razziali, etnici, religiosi, il DDL Zan chiede che siano tutelate oltre a queste anche il genere, l’identità di genere, l’orientamento sessuale e le persone con disabilità. 

Chiediamo che vengano garantiti i diritti non solo della propria sfera individuale ma anche della propria sfera sociale e familiare nelle libere e diverse modalità con cui ciascuno sceglie di esistere.

Stiamo vivendo un momento difficile a causa della pandemia e in questo periodo abbiamo capito quanto sia importante pensare a una società che mette al primo posto il valore di ogni persona. La crisi colpisce tutti ma non indistintamente, alcuni fanno più fatica e le disparità economiche e sociali aggravano questa situazione. In questi mesi la nostra Regione ha faticato molto a dare risposte concrete e tempestive sul fronte sanitario. La disorganizzazione, da un lato, e l’impostazione sanitaria regionale perseguita negli ultimi decenni, dall’altro, hanno creato gravi problemi a tuttə noi.

Il trascurare deliberatamente l’organizzazione e il sostegno economico della sanità pubblica, l’abbandono delle strutture di presidio territoriali in favore di un sistema accentrato verso i grandi ospedali, hanno fortemente mutilato l’efficienza e il valore della sanità pubblica. Si è preferito dare spazio e finanziamenti a nuove strutture private trascurando il pubblico e coloro che nel pubblico lavorano. Non abbiamo bisogno di eroə ma di professionistə che vedano rispettati i loro diritti e possano essere messi in grado di fare il loro dovere. Chiediamo alla Regione una chiara inversione di marcia che sappia dare maggior forza e sostegno alla sanità pubblica.

Sul fronte locale, chiediamo la riattivazione e un rafforzamento del “punto salute”, chiuso nel periodo di emergenza Covid lo scorso anno e da allora, nonostante il cambiamento della situazione epidemiologica, non più riaperto. Inoltre, chiediamo che ci sia finalmente da parte dell’Asst Lecco una reale e incisiva campagna di prevenzione sulle malattie a trasmissione sessuale del tutto assente sul nostro territorio da decenni. 

QUESTO PRIDE S’HA DA FARE PER I DIRITTI DELLE PERSONE TRANS E INTERSEX

Il pregiudizio nei confronti delle persone transgender, intersex e non binarie si esprime attraverso violenze verbali, psicologiche e fisiche, persino a livello istituzionale, con norme che, non riconoscendo la possibilità che il genere non sia conforme alle aspettative sociali o che il sesso biologico non rientri in una visione binaria, discriminano le persone e negano la loro possibilità di auto-determinarsi.

Il percorso di transizione per le persone trans è ancora determinato dall’intervento patologizzante di professionisti medici, che si ritrovano nel ruolo di decidere quale sia l’identità di una persona. Anche ottenere documenti conformi al proprio genere, e quindi senza l’indicazione del sesso biologico, richiede iter burocratici estenuanti. D’altra parte, documenti che non rispecchiano il proprio genere significano incorrere in continue discriminazioni, per esempio a scuola, sul posto di lavoro, negli uffici pubblici, in carcere…

Le persone intersex ancora oggi sono spesso sottoposte a interventi chirurgici alla nascita per cancellare quella che viene concepita come una “ambiguità” dei loro genitali: personale medico e genitori scelgono, spesso in modo arbitrario, il “sesso” dellə neonatə, che ovviamente non ha nessuna possibilità di esprimersi.

Chiediamo, pertanto, il riconoscimento del diritto di modificare il nome e il genere sull’atto di nascita e sui documenti di identità anche senza una rettificazione del sesso; la fornitura gratuita delle terapie ormonali e degli interventi chirurgici per le persone in transizione; la cancellazione dell’obbligo di ottenere un’autorizzazione giudiziaria prima di sottoporsi a un intervento chirurgico di rettificazione del genere.

Inoltre, chiediamo che siano vietati gli interventi chirurgici su minori intersex per omologare il loro sesso a uno dei due sessi binari, se non nei casi di pericolo per la loro salute.

Da ultimo, sosteniamo politiche di
inclusione delle persone transgender e intersex nelle scuole, nei luoghi di
lavoro, nelle amministrazioni pubbliche, nelle strutture sanitarie, anche
attraverso la formazione del personale.

QUESTO PRIDE S’HA DA FARE PER SOSTENERE TUTTI I MODELLI DI FAMIGLIA

La ricerca scientifica degli ultimi 40 anni è concorde nel sostenere che
non vi sono differenze sostanziali tra i figli e figlie di genitori dello stesso sesso e figli/e
di genitori di sesso opposto e che l’orientamento sessuale dei genitori non ha
di per sé effetti sulla loro salute mentale.

Le differenze evidenziate negli studi riguardano piuttosto una maggiore apertura nei confronti delle relazioni, minore aggressività e minore aderenza agli stereotipi di genere.

Accanto alle ricerche scientifiche, la realtà e le vite di bambini e bambine, uomini e donne, natə e cresciutə in famiglie omogenitoriali nel nostro Paese, ci danno conferma di come la composizione familiare e l’orientamento sessuale dei genitori non comporta una sostanziale differenza rispetto ai figli di famiglie con genitori eterosessuali, mettendo in luce come siano la relazione, l’affettività e la cura i perni sui quali si costruisce il senso di famiglia, e non il dato biologico.

A rappresentare invece un fattore di specificità e di rischio per la crescita e il benessere dei figli è lo stigma sociale e il mancato riconoscimento, legale e sociale, della propria famiglia.

Diventa quindi di fondamentale importanza per il benessere di bambini e bambine di famiglie omogenitoriali, vedere un effettivo riconoscimento della propria famiglia e dei propri affetti, che ne dia piena dignità di esistenza; chiediamo, quindi, il riconoscimento dei figli e figlie alla nascita, che consenta l’assunzione della completa responsabilità genitoriale da parte di entrambi i genitori, al di là del legame biologico. 

Chiediamo l’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita per le coppie lesbiche e le donne singole, così come la possibilità di accesso all’istituto dell’adozione anche da parte di singoli e delle coppie dello stesso sesso.

Chiediamo che i bambini e le bambine natə cresciutə all’interno di famiglie omogenitoriali abbiano la possibilità di vedersi rappresentate e raccontate, attraverso un’attenzione da parte dei contesti educativi e le istituzioni nell’utilizzo del linguaggio, nella proposta di materiali e attività che siano il più possibile inclusive delle differenti forme familiari.

Chiediamo anche che il matrimonio possa essere un’istituzione accessibile a tuttə, e che debbano essere solo le persone a scegliere se e come formalizzare il proprio legame di coppia, attraverso istituti giuridici uguali per tuttə, e non attraverso istituti giuridici creati ad hoc per donne e uomini omosessuali, come le unioni civili.

Infine, auspichiamo un dibattito e un confronto serio sul tema della gestazione per altri, che non può e non deve essere solo mero strumento ideologico e fazioso utilizzato strumentalmente da una parte reazionaria della società ogniqualvolta si venga a parlare di diritti o di temi LGBT . 

QUESTO PRIDE S’HA DA FARE PER OGNI PERSONA, OVUNQUE SI TROVI E DA OVUNQUE VENGA

In campo internazionale i diritti LGBT sono sistematicamente violati da governi che, portando avanti un vero e proprio odio di stato, creano un clima omofobo che spesso sfocia in violenza nei confronti delle persone LGBT . Questo avviene anche in Europa, l’Ungheria ha creato una legge per vietare il cambio di sesso e la Polonia ha creato zone libere da persone LGBT . Non possiamo fare a meno di citare crimini omofobici particolarmente cruenti del mese di maggio, come la morte di un ragazzo gay di 20 anni decapitato dalla propria famiglia in Iran e di un altro ragazzo di 29 anni bruciato vivo dal vicino in Lettonia.

Chiediamo che l’Italia condanni con ogni mezzo episodi simili e si schieri con decisione nel parlamento europeo per mettere in atto tutte le sanzioni necessarie per contrastare queste omotransfobie di stato.

Denunciamo il razzismo e la xenofobia perché non sono accettabili le chiusure mentali e gli ostacoli messi sul percorso di chi è percepitə come diversə da un punto di vista culturale, etnico o religioso. Denunciamo che questi discorsi di intolleranza vogliono colpire chi è più debole e stigmatizzare chi è povero.

Chiediamo di garantire il diritto di asilo previsto dalla convenzione di Ginevra sui rifugiati e dalla Costituzione italiana, cancellando le norme restrittive imposte dagli ultimi governi e garantendo accesso ai diritti a tuttə coloro che fuggono da ogni forma di violenza e persecuzione. Ricordiamo che le politiche degli ultimi governi hanno colpito molto duramente anche tantissime persone LGBT in fuga dal loro paese.

Infine, vogliamo creare una società in cui le persone che arrivano da altri
paesi non si sentano estranee, ma siano riconosciute come persone a 360 gradi,
con il diritto non solo di essere accolte, ma di scegliere e partecipare al
pari di tutti gli altri. 

QUESTO PRIDE S’HA DA FARE PER UN LAVORO PIÙ INCLUSIVO

La crisi economica causata dalla pandemia da Covid-19 che ancora sta attraversando il pianeta ha pesantemente indebolito il tessuto economico della nostra provincia. La forte contrazione dei posti di lavoro e le incertezze di tempi e modi di ripresa stanno accentuando le disuguaglianze sociali e la precarietà nei rapporti, incidendo ancora una volta negativamente sulla sfera delle pari opportunità e della lotta alle discriminazioni.

Il mondo del lavoro rappresenta ancora un mondo chiuso e dove troppo spesso
le persone LGBT  non sono libere di
esprimere la propria personalità e dove non hanno la possibilità di accedere
agli stessi diritti e opportunità.

Anche nel nostro territorio abbiamo registrato espliciti e violenti casi di discriminazioni sul luogo di lavoro. È dell’anno scorso l’episodio di una dipendente dell’Asst “Manzoni” di Lecco che ha trovato il proprio armadietto imbrattato con scritte oltraggiose e lesive della dignità.

Nel mondo delle aziende, sia pubbliche sia private, sono ancora poche le
sensibilità sul tema delle differenze di genere e di orientamento. Per esempio
non troviamo ancora una sufficiente attenzione nei confronti di lavoratrici e
lavoratori che troppo spesso non sono liberə di utilizzare servizi igienici o spogliatoi secondo
la propria identità di genere.

La normativa sul lavoro è ancora molto arretrata per quanto riguarda il riconoscimento delle persone LGBT e del loro accesso ed esigibilità di alcuni diritti come per esempio l’accesso ai congedi parentali e alla legge 104.

Anche la figura del Diversity Manager in Italia, e nel territorio Lecchese,
non è ancora riuscita a diventare una pratica sostenuta.

Alcune importanti sentenze nazionali stanno iniziando a intervenire nel
riconoscimento del diritto alle differenze punendo seriamente comportamenti
oltraggiosi e di mobbing subiti, ma il percorso culturale e di
sensibilizzazione anche sul nostro territorio è ancora lungo. Riteniamo
fondamentale avviare una seria riflessione che coinvolga l’intera cittadinanza
rilanciando anche l’Accordo sulle molestie e la violenza nei luoghi di lavoro
sottoscritto da tutte le parti sociali del territorio nell’aprile 2018.

QUESTO PRIDE S’HA DA FARE PER UNA SCUOLA LIBERA CHE VALORIZZI LE DIFFERENZE

Il mondo educativo e l’istituzione scolastica non devono avere il compito di formare un* cittadinə astrattə e omologatə, ma perseguono l’obiettivo di sviluppare nelə studentə le potenzialità e le caratteristiche individuali. Al centro del compito educativo, dunque, deve essere sempre presente la valorizzazione e la comprensione delle differenze. La scuola deve rispondere alla raccomandazione europea relativa alle “competenze di cittadinanza attiva”, quindi ha l’obbligo di formare delə studentə capaci di valorizzare le differenze, di rispettarle e di essere inclusivi nel rispetto dei diritti di tuttə.

Chiediamo che vengano eseguite attività mirate di educazione all’affettività e alla sessualità nella scuola primaria, secondaria e superiore; che vengano aperti percorsi di educazione di genere nelle scuole, che assicurino l’attuazione di principi di pari opportunità promuovendo l’educazione alla parità dei sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni. Questo si può raggiungere solo liberando la scuola da impostazioni ideologiche e dogmatismi che ancora la pervadono.

Riteniamo, infine, necessario un concreto sostegno alle famiglie nel far
comprendere che il primo e più importante supporto di comprensione e
accettazione per le persone nella fase di crescita è nel contesto familiare.

QUESTO PRIDE S’HA DA FARE PER COMBATTERE LA DISCRIMINAZIONE DI GENERE

Partendo dalla consapevolezza che la violenza maschile sulle donne e la
violenza di genere non è un fatto privato o una situazione emergenziale, ma un
fenomeno strutturale alla nostra società che investe a 360° l’esistenza delle donne
e delle soggettività non conformi al binarismo di genere funzionale alla norma
eterosessuale:

Chiediamo che sia garantita l’applicazione della legge 194/78, accertando che il servizio di interruzione volontaria di gravidanza sia assicurato con continuità; promuoviamo la de ospedalizzazione dell’aborto attraverso l’incremento della somministrazione delle pillole abortive e promuoviamo campagne educative alla contraccezione, riconoscendo al contempo la legittimità di scelte non riproduttive.

Denunciamo una cultura sociale, politica e giuridica che mette in atto operazioni di stigmatizzazione e colpevolizzazione delle donne coinvolte in casi di violenza. Per questo promuoviamo il lavoro e la rete dei Centri Antiviolenza e ci impegniamo a stringere alleanze con i servizi antiviolenza presenti sul territorio lecchese.

In ambito lavorativo, promuoviamo politiche atte a contrastare la disparità
salariale, la disoccupazione femminile, le molestie e le violenze nei luoghi di
lavoro e chiediamo interventi a sostegno della maternità e della genitorialità
condivisa.

Ci opponiamo alla strumentalizzazione della violenza di genere in chiave
razzista, securitaria e nazionalista e richiediamo l’effettivo accesso alle
procedure e il riconoscimento della protezione internazionale per le donne che
si sottraggono a ogni forma di violenza.

Riteniamo fondamentale per la prevenzione della violenza di genere e in vista di un più ampio cambiamento l’educazione e la formazione delle future generazioni che deve essere improntata al riconoscimento e smantellamento degli stereotipi di genere – spesso interiorizzati -, in primis di insegnanti, educatori ed educatrici. Per questo riteniamo che la formazione debba essere organizzata organicamente e finanziata, auspicabilmente, in modo uniforme a livello nazionale.

QUESTO PRIDE S’HA DA FARE PER LA SOSTENIBILITÀ E LA GIUSTIZIA AMBIENTALE

Vogliamo prendere sul serio il riferimento alla natura simboleggiato dal colore verde della bandiera rainbow e sostenere la necessità di dargli un nuovo, pieno, significato in un clima di disastro ambientale.  L’attuale crisi ecologica è alimentata da un’idea di natura come risorsa da sfruttare per il profitto di un sistema che non si cura della sostenibilità, ma vede l’uomo come al di sopra degli altri esseri viventi ed esterno agli equilibri dell’ecosistema. Riteniamo importante sovvertire questa visione per creare una nuova modalità di relazione tra essere viventi e “terra”, improntata al rispetto e alla coevoluzione, sapendo cogliere la multiforme varietà della natura per lo sviluppo, quindi, di un’ecologia Queer.

A tal fine crediamo che le nostre azioni abbiano un peso e possano incidere
su questo cambio di paradigma sia singolarmente che collettivamente diventando
manifestAzione.

Dalle piazze facciamo partire l’onda che spinge le istituzioni a tradurre
le richieste di giustizia ambientale in quotidianità per concretizzare il
cambiamento nella e della società.

Per questo sottoscriviamo e abbiamo appoggiato, con la nostra partecipazione, le iniziative di Fridays For Future locali per politiche di contrasto al cambiamento climatico. Inoltre, sosteniamo una trasformazione di Lecco che sia improntata alla rigenerazione urbana, reinventando l’uso degli spazi esistenti per fermare il consumo di suolo, riprogettando i territori, integrando interessi e opportunità di tutti i soggetti della comunità coinvolti in questo fare città, natura compresa. In questo senso, riteniamo il non aver impedito l’estensione della cava del Magnodeno un’occasione persa per dimostrare una reale inversione di tendenza delle politiche ambientali e dello sfruttamento delle risorse naturali.

Per tutte queste lotte, oggi scendiamo in piazza.